Non me n’ero accorto, ma ho scatenato un piccolo putiferio. Praticamente qualcuno ha portato il web a casa mia. Un amico mi fa notare di aver tagliato le gambe al neonato marchio di abbigliamento (oddio forse esagero dicendo abbigliamento) Matrioska. La faccio corta, un branco di conoscenti compaesani si riunisce spiriticamente, fonda questo brand, crea un sito a mo’ di vetrina, che tutto sommato mi garba pure. Il problema, pare, è che io abbia disarcionato i sogni di gloria del marchio. Semplicemente constatando, con efferatezza, l’assoluto futuro oscuro dell’aziendina appena creata.

Ammetto senza discriminazioni che in giro c’è roba peggiore. Ma il caso Matrioska merita diligenti osservazioni. Qua siamo oltre la felpetta da mercato macchiata di stelline che ci sta preparando a livelli di sopportazione incommensurabili. Siamo già all’identificazione di un oggetto di culto, che sta attraversando le discoteche italiane, l’unica soluzione battibile, e capace di esprimersi quando nel team regna un pr capace di intrallazzarsi ovunque. E’ la soluzione pubblicitaria più immediata e a costo quasi zero. Tre maglie, una coppia di felpe, roba che al primo vagito del brand adocchiava ai fumetti spensierati di Joe Rivetto e alle stelline dorate dell’Hollywood. E roba da classificare senza indugi in quell’inarrestabile marasma delle figlie di Monella Vagabonda destinate a vivere per un po’ e poi a spegnersi con furore. Se non fosse che Matrioska è delle parti mie e che alla fine pure il sottoscritto, morso repentinamente da atteggiamenti paraculistici, abba dovuto abilmente ritrattare, pur tradendo con coraggio la solita missiva spaccacuore.

Nel mezzo, s’è infilata l’inaspettata promozione dell’artista Pier Cortese (qui il video dell’esibizione), che sul palco del Festival Di Sanremo ha sfoggiato, sotto la giacca, una t-shirt imbrattata da una matrioska multicolor: inutile dire che l’artista è stato subito osannato ad icona del brand, e magari lui poverino neppure lo sa. Ma ormai la visibilità s’è acciuffata e guai a dimenticarla. Però la tiratina d’orecchie m’ha fatto allarmare. Uno. Perchè c’è qualcuno che, perennemente a caccia di attestati di stima pure su Internet, che giustifichi col sorriso la propria manifattura, alla prima critica digrigna i denti. Due. Perchè quando si constata l’interesse (non il gradimento) della propria manifattura, ci si protrae alla sorda autoesaltazione finchè le pale del mulino girano. E magari sarà pure invidia. E per carità, questi ragazzi hanno svuotato le proprie tasche partendo da zero. Ma cosa vogliamo fare, per 10 anni Matrioske a gogo? Joe Rivetto è già in una fase di stallo. Per Matrioska sarà lo stesso. Ma d’altronde ciò è comprensibile leggendo la filosofia del marchio, ora improvvisamente sparita dal sito:

MATRIOSKA nasce nel 2005 da un team di giovani ragazzi che cercavano un nuovo brand di abbigliamento nel quale riconoscere il proprio desiderio di “ribellione” e insieme creazione di nuove regole in cui identificarsi.
Ecco che Brian, Luigi e Danny creano il marchio di abbigliamento MATRIOSKA, che partendo dal simbolo per eccellenza dell’arte russa rappresentato da una figura enigmatica e misteriosa, lo rielabora per trasformarlo in simbolo di libertà e ribellione nell’abbigliamento giovane. In MATRIOSKA convivono diversi aspetti di una realtà dalle mille sfaccettature, diversi modi di concepire la vita e di ribellarsi ad essa, alla ricerca di un significato che vada al di là di quello imposto dalla società. Una ribellione che gli stessi creatori del marchio definiscono “costruttiva” capace di evocare la voglia di evadere, di guardare al di là delle convenzioni, delle realtà preconfezionate del mondo, di lottare per i propri ideali, di crescere, di vivere con passione.

La filosofia del marchio è decisiva, è la sua anima. Ma se mettevo parole a caso ad occhi chiusi, avrei fatto di meglio.