E pure loro c’hanno ragione. Il 12 maggio a Roma sarà il giorno del Family Day, pronta risposta alla marcia di una settimana fa a favore dei Dico, applaudita da un poker di ministri del Governo, che applaudivano tra l’altro anche un manciatone di coppie omosessuali o semplici sostenitori dell’amore universale urlanti uguali diritti. In realtà di marcia di opposizione non si dovrebbe parlare. E’ d’altronde lo stesso principio intascato dalle associazioni di area cattolica, che confermano di scendere in piazza in tutela della famiglia, senza gettare fango sul disegno di legge Bindi-Pollastrini, ma sarà impossibile scindere dal contesto l’innegabile voglia di sgarbo di fronte a tutti coloro che sostengono i Dico, specialmente i gay. I quali hanno annunciato che pure loro prenderanno parte alla manifestazione.
E’ forse il caso di ristabilire ruoli, gerarchie, posizioni. L’emancipazione gay, inarrestabile, merita considerazioni, e i Dico sembrano tentare un ricongiungimento delle coppie omo di fatto con i diritti apparentemente negati, visto che l’apparato giuridico sembri formalmente permettere le necessarie tutele. Ma presenziare anche al Family Day (Family Gay?) mi pare eccessivo. Anche perchè non si tratterrebbe di famiglia in senso originario, e non si discute, in questo caso, di quanto possano magari essere più salutari coppie omo invece di coppie separate, con i figlioli palline di un imbarazzante ping pong di responsabilità. Qui subentra il concetto di famiglia vera e propria, magari quella che stenta ad arrivare a fine mese, quella che continua a procreare, quella che cerca di fornire validi futuri alle proprie creature, quelle che a tutti gli effetti consapevolmente legano le proprie sorti a quelle del proprio futuro. Il governo deve pensare a loro, e non vuol dire che una condizione esclude l’altra. Però i distinguo si rendono necessari. I 4 ministri dell’Unione, accorsi a supportare Luxuria che con le sveglie trillava le coscienze collettive al Dico Day, dovrebbero presenziare anche al Family Day. E non soltanto i poveri Fioroni e Mastella, forse eccessivi nell’essere strenui difensori della famiglia, anche se sui Dico c’è effettivamente da sindacare, specialmente nei confronti delle coppie etero, che godono già di cerimonie più o meno sacre per vedersi riconosciuto il proprio status familiare, e verso le quali i Dico sarebbero forme primitive di labile legame, quasi fatto apposta per essere prima o poi guastato, senza però magari sobbarcarsi gli oneri di ciò che la separazione dissemina. E così che la missione Dico è impugnata con sempre maggior forza dai gay, alla ricerca di una sacrosanta marchiatura al tempo stesso effimera e goliardica, che sancisca parità democratiche e che simuli istituzioni fallate, ma pur sempre istituzioni.
Intanto le famiglie scendono in piazza. Anche se non ce ne sarebbe bisogno, visto che la loro cura dovrebbe essere sottintesa, e invece stranamente non è più strombazzata. L’onorevole Grillini, che ogni tanto piazza debordanti sfregi verbali, ad Omnibus su La7, ribadendo la sua onesta laurea in psicologia, ammette che non ci sarebbe nulla di male, per un gay, a mettere incinta una lesbica e a godere del figlioletto parallelo. Aberranti dichiarazioni che costringono, una volta di più, ad interrogarsi sulle reali aperture di una legge forse giusta, ma altrettanto spinosa.

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