Sono sempre felice quando i media si accorgono della musica dance/house e dedicano copertine e articoli a deejay affermati o emergenti. Giusto per sfatare l’incredibile tabù agonistico (nel senso di agonia, che mette angoscia, lo so che non si dice così ma chissene, e anche se non lo so chissene uguale) che la musica debba essere solo quella pop di Britney Spears o quella rock dei Nirvana. O che in discoteca si debba andare solo per cuccare, e della musica chissene.

Sono felice per Alex Gaudino, sagace produttore e dj che sguazza nel mondo della house con molto più ritegno di Tommy Vee, ma quello dopo il Grande Fratello 4 s’è inventato di essere uno strafico e infatti l’album e le tre compilation sono scadenti come gli attacchi di colera ai pupini delle Lego. Però un po’ sono incazzato. E te pareva. Cioè. Il buon Gaudino di roba bella ne ha fatta a iosa. Destination Unknown, Little Love, Sambatucada, perfino la poco sentita Reaction, decisamente accattivante, e decine di collaborazioni, un’etichetta tutta sua, e via. E invece verrà ricordato per aver creato Destination Calabria, astuto crossover tra la precedente Destination Unknown e Calabria dei Rune, roba datata. Un pezzo discreto, dal riff di sax rimaneggiato circa un migliaio di volte da un altro migliaio di dj e un video che scorazza donnine pocciute, l’ideale per creare sordide fidelizzazioni. Ok, c’è sempre una metà di canzone che si rifà ad un suo disco precedente, e passi pure. Però boh, la cosa mi rattrista. Ho il timore che quando si parli di musica da discoteca si sottintende sempre che alla fine si finanzino fenomeni da baraccone. Cioè, se avessero parlato di Gabry Ponte, ex Eiffel 65, ex grande deejay vendutosi ad un electro squallidissimo, salvo poi tornare alla dance con incredibile nonchalance e un pezzo (La Libertà) totalmente ignorato da chi conta e anche chi no, avrei applaudito i ceffoni a mezzo stampa. Tu Alex resisti. Passerà anche questa.