E’ abbastanza incomprensibile l’irritante spettacolo della spartizione del tesoretto. E dire già la parola stessa crea disagio. Solo una domanda. Ma il catastrofismo dei conti dov’è finito? All’indomani delle elezioni di 12 mesi fa, tutti addosso a Tremonti, mega buco da risanare a suon di capriole volanti così impossibili da realizzare senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. La sassata di tasse più o meno ovunque, con gradevoli lanci alla cieca che colpiscono anche i poveretti, ha ristabilito il recupero dall’assurda emorragia di fondi. E adesso che ci sono, beh, certo, si discute a chi debba andare questo surplus. Cioè, scusate. Ma se il bilancio pubblico è in rosso, le maggiori entrate lo andrebbero a risanare. Però, piuttosto di immaginare futuri rosei e servizi finalmente funzionanti, sperando che quel che diamo allo Stato possa servire a qualcosa, si discute di ridistribuzione della ricchezza. Che non sarebbe neppure disprezzabile, visto che ci sarebbe un manipolone di poveracci che stanno giustamente attendendo eterna giustizia per le insopportabili vessazioni salariali. Ma in compenso, il bilancio? Le disfunzioni? I trasporti contromano? La giustizia infernale? Il carovita estenuante?
Padoa Schioppa ancora sorride, e Visco allontana ancora il sospirato taglio delle tasse. Direi che ci sono tutte le premesse perfette per assicurarci ancora memorabili momenti di instancabile sofferenza.

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