Dai su, facciamo i seri. C’era davvero qualcuno che credeva nella vittoria finale di Filippo Volandri agli Internazionali romani? Il nostro è stato finalmente infilzato dal numero 6 Fernando Gonzalez: una sconfitta inevitabile. Se prima era stato il numero uno Federer a giocare bendato, lanciando palle al cane sperando che gliele riportasse sane, se poi era stato il numero 12 Berdych a fare umilmente pena, stavolta la mediocrità è saltata fuori. E non a caso. L’italia tennistica è in serie C, ovvero immersa nell’umiliante feccia di quei paesini che non sanno ancora se la palla sia rotonda o un parallelepipedo. Con la reputazione internazionale volontariamente buttata nel cesso, ci siamo tutti esaltati dopo che Volandri ha fatto fuori sorprendentemente Federer, lui, numero 53, ammazza il primo della classe. E giù applausi. Una botta di culo ci sta. Toh, ce ne sta anche una seconda, con Berdych. E giù aspettative di trionfo, dai che c’è finalmente qualcuno dopo Panatta, dopo secoli, candidato a vincere in Italia. E già perchè basta che si vinca qualcosa, anche la Coppa del Nonno, va bene uguale. Poi eccoti il responso degno. Anche un po’ logico. Altrimenti non saremmo in C, altrimenti faremmo ben altra figura, altrimenti Galeazzi tornerebbe a vomitare urla disperate. Caro Volandri ci mancherai. Te e le succose esaltazioni di quell’Italia strafottente che gode nell’arredare con convinzione il baratro dove vegeta.