C’è molta carne al fuoco questa settimana. Le occasioni per rimpolpare maliziosamente l’archivio di Giralamoda non mancano.

L’infallibile, l’ineludibile, l’indimenticabile Fabrizio Corona non ha fatto in tempo a sgattaiolare lecitamente dalla gattabuia forzata minacciando Woodcock e una cozzaglia di elementi non pervenuti, che ha subito infornato il paese intero nella disgrazia. Una prima pericolosa infarinata l’aveva già compiuta con tremendo orgoglio, mandando in produzione quelle orribili magliette con scritto, all’altezza di petto, Corona’s. Giusto per rimarcare l’insopprimibile istinto di autocelebrazione al quale non ha mai rinunciato ad esibire neppure nell’angusto anonimato dell’avventura carceraria. Inutile ribadire che sono magliette anti-fashion, però ad oggi ne sono state vendute oltre 200mila. Una pazzia da multinazionale: citofonare follia. E’ molto più interessante sondare i motivi di tale disonore: il cliente imperfetto magari così si sente per una volta un formidabile ricattatore e forse spera di spupazzarsi la moglie Nina Moric, che nel frattempo s’è svincolata dal letto matrimoniale, oppure continua amaramente la caccia al malvestitismo senza lode e con molta infamia.

C’è però di più, Un ulteriore prova della coraggiosa sfida al buon nome dell’universo ci viene data dall’apocalittica prospettiva di sviluppo della linea Corona’s. Una linea di intimo. Aiuto. Indovinate il testimonial. Anzi i due.