Quale emblematica, irrisolvibile, crudeltà può albergare nella mente di chi progetta simili spot (e vi prego non mi venite a dire che basta il pensiero, la nobile causa, una bella scrollata alle coscienze perchè vi prendo a randellate con una clava).
Nell’ordine. Si parla di sesso. Quale miglior posto di un’aeroporto (perchè si sa, si scopa nei bagni)? Poi. Due ragazzi che paiono usciti da un rave in campeggio, coi borsoni che sembrano quelli della Ferrino che una volta si vincevano con i punti delle merende Kinder (con una volta intendo quando mi strafogavo di Power Rangers) e conciati come straccioni. Per non parlare di lui, a cui il sesso dovrebbe essere negato per colpa di quel nasone. Ma non basta. Tocca comprare i preservativi. L’uomo aspetta fuori perchè si vergogna. E vabbè, tanto ci va lei, ma poi entra anche lui. Non basta una scatola, no. Ce ne vogliono due. Due scatole che sembrano i flaconi della Saugella. E di dietro spunta quella che una volta faceva gli spot del Carte D’Or. E poi via, felici, ma verso dove? L’imbargo o il bagno? E se si devono imbarcare, lo faranno nel bagno dell’aereo? Se tanto lo fanno a casa, no potevano aspettare di atterrare e poi di passare in farmacia? C’era bisogno di comprarli in aeroporto? Ah, vuoi vedere che c’avevano voglia e basta, la voglia prende quando non te lo aspetti. Ah, ciao Ambra, almeno potevi dare una pettinata a quello lì.

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