Il post di River sul confronto tra pubblicità e realtà infondeva già una buona dose di angoscia per vedere come i due aspetti non coincidano quasi mai e tradiscono le più minime aspettative del cliente. Il tema è stato sviscerato dal settimanale A - Anna di questa settimana, che ha dedicato due pagine a questa curiosa diatriba fatta di foto. Per entrambi è valso come ispirazione lo spunto del giornalista tedesco Samuel Mueller, che sul suo sito ha immortalato 100 prodotti alimentari prima e dopo l’apertura della relativa confezione, catalogando tutto nel progetto Werbung gegen Realitat. Ovviamente il responso rasenta il grottesco per l’assoluto sfasamento tra immagine e relativo prodotto. L’unica merendina che si salva è il Kinder Brioss, mentre il resto della spesa è fatta di incomprensibili prodotti tedeschi dal dubbio sapore ma sicuramente dalla pessima fama. Lo stesso tentativo di confrontare realtà e pubblicità lo trovate anche qua, legato in gran parte ai prodotti da fast-food.
Molto interessante, una volta ripresisi dal disgusto, è capire i motivi di questo becero scollamento tra i due piani dell’essere. Ad A lo spiega un food stylist, Marco Melissari di Creative Food. Teoricamente non ci sarebbe tanto da obiettare, perchè è ovvio che l’immagine debba rendere bene e suscitare appeal nello scaffale dove è depositata. “Non ci sono ingredienti finti”, dice, “noi dobbiamo rendere il piatto armonico”. Che è un po’ quello che succede con le foto delle ricette sulle riviste di cucina: dal vivo i timballi non vengono mai belli come quelli fotografati. Perchè ci sono i trucchi del mestiere. A svelarli è il blog photocritic.org, che spiega come si passi facilmente all’utilizzo di materie non proprio da cucina per rendere superappetibili i prodotti da pubblicizzare. Così si scopre che sul set si usa lucido da scarpe per la carne, lacca per rinvigorire le torte, colla invece dei dolci cremosi, glicerina sul pesce per farlo sembrare appena pescato, pure fiamma ossidrica per cuocere nei punti giusti la carne. Anche la missione più impegnativa, ovvero evitare che il gelato si sciolga in un baleno sotto la luce dei riflettori, viene svolta con facilità: si lavora in ambienti sottozero oppure si utilizzano glassature e materie grasse per evitare lo sfaldamento.
Nel frattempo hanno inventato pure il gelato alla salsiccia. Che goduria.

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