Ora esageriamo col disfattismo, su
Che oggi è la Giornata Internazionale per la Libertà di Stampa lo rammento stasera. Certo, iniziativa esemplare, come lo sono tutte quelle che idolatrano eroismi più o meno personalizzati, per i quali una giornata di vivace commemorazione appare sacrosanta. Ovvio. Pace per chi davvero subisce le più folli angherie in Paesi dove non si possa neppure accedere ad Internet (Cina, dico a te eh) e che quindi merita davvero un riconoscimento. Però io non sopporto le esagerazioni. Che fanno passare tutto per impeccabilmente traumatico ed angoscioso. Specialmente a casa nostra.
Stasera il TG1 è andato in onda nei primi minuti - quelli dedicati alla ricorrenza - con un rullo in sovraimpressione che riportava i nomi di tutti i giornalisti internazionali uccisi a causa del loro lavoro. Iniziativa discutibile. Come il faccione di Riotta, che giustamente, in qualità di direttore, non poteva esimersi affatto dal testimoniare la propria comprensione, dopo che a Striscia La Notizia aveva giocato a fare il clown fantasista sbeffeggiando Mimun benchè il tapiroforo Staffelli gli avesse fatto notare dei taroccamenti doc nella sua testata. E da lì il povero Riotta mi è sminuito in una maniera incolmabile.
Ma tornando a noi. Tutto questo sproloquio mi ha fatto ripensare alle tracotanti assserzioni noiose di Adriano Celentano a Rockpolitik (un esempio di esagerazioni?), che dipingono l’Italia piena di nefandezze mentre invece abbiamo centinaia di testate, gente che scrive di qualsiasi cosa, testate che prendono pure i soldi dallo Stato per poter scrivere di qualsiasi cosa, persino le cose più orripilanti. Quindi se adesso qualcuno se ne uscirà dicendo che l’Italia è la tomba della libertà di stampa gli trancio la clavicola.