Il dibattito sull’Iva di Sky sostanzialmente fa ridere perchè ognuno ci legge ciò che vuole. Sorvolando sulla diatriba muscolare UE-Berlusconi-Murdoch, tutti si sono ben guardati da adocchiare le posizioni dominanti dell’azienda satellitare.

La patetica campagna mediatica del monopolista: lo stesso che ha eliminato la libertà di usare un proprio decoder, che ha dichiarato guerra allo streaming su internet, quello che fa pagare ai tifosi il canone pieno per i pacchetti calcio anche ad agosto quando non ci sono partite, lo stesso che ogni estate aumenta le tariffe ai vecchi abbonati facendo promozioni sempre più vantaggiose solo per i nuovi, quello sui cui canali ormai passa più spot pubblicitari di una televisione in chiaro. Da Yawn.

Fa un gran rumore l’amministratore delegato di SKY Italia per l’iva portata al 20% dal presidente del consiglio. Forse, però, potrebbe un attimo fermarsi per pensare alle ripercussioni da lui stesso provocate a chi, per la piattaforma, produce canali televisivi.
In occasione dei rinnovi dei contratti con i canali terzi, che producono per la sua piattaforma, il sig. SKY ha pensato di ridurre i costi di quasi il 50% ma di pretendere comunque lo stesso numero di ore di programmi. Questo significa, per gli editori terzi, non rinnovare i contratti in scadenza e mandare a casa un bel pò di gente, tipo me o la mia collega di stanza che non riesce a ricollocarsi… Che bella tassa che ci ha lasciato il sig. SKY sulle spalle! Posso fare uno spot anche io contro il governo di SKY? Lucri da Dagospia.

Poi ci sono tutte le ragioni del mondo, comprese le scorribande Rete 4-Europa 7. Non si capisce però perchè i fatti si debbano raccontare solo a metà e solo quando fa comodo.