Archivio della Categoria 'Professione Edicolante'

Sai, la gente è strana

Domenica 18 Marzo 2007

Secondo me, c’è qualcosa di profondamente insano nell’essere umano, specialmente quando si traveste da imperterrito cliente, lasciando il cervello in standby sul cruscotto della macchina o nascosto sotto i panni della sera prima. C’è un qualcosa, forse ancora non lucidamente esplorato e/o spiegato, sotto le perfide spoglie del primo sprovveduto che scende dalla macchina apposta, magari schiaffata sul ciglio della strada con le doppie frecce azionate, per ritagliarsi il quotidiano spazio di follia. Non c’è altra spiegazione per catalogare questi insani momenti di autocelebrazione.

Nell’ottica di fianco alla cartolibreria/edicola dove lavoro, la cui insegna OPTICENTER capeggia in maniera sovrana, una signora scende e chiede:

Salve, per caso fate i buchi alle cinture?

No, ma se vuole usiamo la sua per frustarla.

Da me, invece, in cartolibreria, e nell’insegna fuori è ben specificato CARTOLIBRERIA, qualcuno ha la brillante idea di domandarmi:

Salve, non è che avete le formine per i biscotti?

Guardacaso ho una padella antirompicoglioni, vuole che ne testo l’efficacia sulla sua capa tristemente vacua?

Non è colpa mia. O forse sì.

Giovedì 8 Marzo 2007

Io penso di essere un mito. Un piccolo mito.

Ditemi voi come si possa vendere questo gufo alla clientela, e riuscire nell’umile obiettivo. A confronto Roberto Da Crema è (era? Boh) un pivellino di bassa lega.

Il gufo a sinistra era originariamente accoppiato, come fratelli siamesi, ad un gemello gufo (o civetta, ma poi che diavolo me frega che diavolo sia), ma poi la composizione cadde e i gufi si scisero in due entità difficilmente recuperabili con l’attack - operazione miseramente fallita dal sottoscritto. Ora. E’ evidente che il gufo sventrato di cui a sinistra sia chiaramente un pezzo di una composizione che prevede qualsiasi cosa d’altro attaccata alle sue estremità. Ma se c’è una cosa che ho imparato, stando dietro il bancone dell’edicola, è che la gente è pazza inside deep in their mind, le puoi vendere qualsiasi orripilante rivista di cucito. Oppure, e soprattutto, puoi aspettare che sia la gente stessa a ridicolizzarsi inconsapevolmente puntando su un oggetto schiantato come prossimo e allettante acquisto.

I casi sono due. Uno. Una signora entra, adocchia il gufo, se lo piazza all’orecchio dalla parte dell’apertura, e con soddisfazione esclama “Ma si sente il mare?. Ehm, beh sì sì, come le conghiglie, adesso pomperanno anche l’hip hop, stay tuned. Ma soprattutto, stay convinta. Ma alla fine, sfortunatamente e contro ogni fin qui sperimentata logica clientelare, desiste dall’orripilante gesto, e ri-ripone il gufo sul mobiletto.

Due. In un momento di estasiante irrequietezza mattiniera, una signora entra, adocchia e scruta. “Ma può funzionare come lampada?” esclama curiosa, mentre io rimpiazzo una manciata di fogli di carta da pacco e da lontano rispondo “ah, beh, volendo…”, credendo che fosse stato evidente che direi di no. Ma direi anche che le avrei potuto dire che poteva pure prenderlo a calci e rimbalzava e ci avrebbe creduto. Bene, signora, 4 euro. Ok, allora lo prendo. Incredulo, incredulo. La mai vicina di negozio intanto, in una sortita culturale tra i bancali di giornali, assisteva incredula pure ella, prima di piegarsi in 6 dalle risate silenziose, giusto per non svergognarla senza ritegno. Io imbusto e grazie arrivederci.

Lo so, tra le due è più graziosa la prima motivazione. Vedere qualcuno che si aspetta che da un gufo tronfiato si emetta suoni è il momento più esilarante della storia dell’umanità. Giuro che se se l’avesse comprato e ammirato sul proprio comodino, l’avrei invitata a cena. Peccato per i suoi 140 chili di formosa inutilità. Alla fine ha vinto la seconda, soddisfatta e compiaciuta dell’aggeggio rimorchiato.

Ad ogni modo, rimane sempre il gufo di sinistra. Dai, con 4 euro è vostro. Spicciatevi, prima che finisca a malintenzionati.