Beat (this) generation
Mercoledì 16 Aprile 2008Su Canale 5 è andato in onda il meglio del top del trash della televisione, ovvero la fiumana di monelli ad assediare le Messaggerie di Roma. Obiettivo: fotografare i finalisti di Amici. Al culmine della depravazione ci si arriva dopo una mezzora di idiozie in formato per me deve vincere, dove sfilano facce tatuate di nomi e gridolini così sostificati da farti stare male - e vederli pure dai maschietti coraggiosamente adulatori di questo perverso misticismo catodico è abbastanza orripilante. Sicchè tutti riversati dentro il megastore, con Chicco e Luca sopra la scalinata a godersi il panorama, centinaia di bambinelle 9-11 anni con in mano libro della coppia di cui sopra o cd dal titolo che fa concorrenza in classifica a Vasco o ai R.E.M. - il che basta per rabbrividirsi - urlano al grido dei quattro scalmanati, costretti pure loro ad esibirsi sulle scale su basi sparate da casse tipo quelle dello stereo da due lire che tieni in camera perchè quando fai le pulizie è simpatico sentire qualcosa alla radio. Un monello paonazzo abbraccia Roberta al grido di “Quanto sei bella” e intanto gli altri, nella massa, condividono spintoni e strilli, che neppure fossimo a Lourdes ma dovremmo pur saperlo che la modernità ha cambiato il modo di progettare le venerazioni e di realizzarle con incantevole disgusto. Si capisce, tornando ai nostri quattro conti, che tanto vincerà Marco.
Intanto, mentre per tutto questo trashume hanno pensionato Uomini & Donne - ed anche lì, sarebbe stata una bella lotta ma vincono le pazze delle Messaggerie alla grandissima - arriva il momento malinconico-tristezzaportamivia-adessopiango. Prima Marco poi Roberta assistono all’apparizione dei familiari e giù lacrime. Tenerezza a fiumi. Per la mazzata quanto dobbiamo aspettare?
Inizialmente
No dico, la vedete quant’è brutta? Questa qua di fianco è Betty La Fea, la versione antesignana e colombiana di Ugly Betty, che da ieri sera è arrivata su Italia 1. Decisamente più figa. Betty La Fea è così affascinante nella sua ludibria estetica, con quegli occhialoni bicentenari e la frangia alle ginocchia. La Betty americana è decisamente accettabile. Magari un pochino più imbranata della cugina sudamericana, che incassava silenziosamente le angherie, anche se alla fine gli insulti li meritava insieme: no dico, si può andare in giro così bruttamente conciate?
Non che prima avessi un’alta considerazione dell’informazione televisiva italiana. Ma attendersi almeno un pulito espiamento del diritto di cronaca è la prerogativa essenziale del buon giornalista e del buon direttore della testata. Non la pensano così in Rai, evidentemente ancora traumatizzati dall’
La situazione attuale della tv italiana è desolante. Da un paio di mesi va in onda l’inenarrabile, spocchiosamente bruciacchiato e con lo stantio odore di inconcluso. In ordine. Soffitta maldestramente recuperata da Simona Ventura, che
Il problema non è della scuola. O degli insegnanti continuamente fucilati da monelli furiosi che sfasciano aule e toccano perizomi. Il problema è che sapere l’italiano oggi non è più un requisito fondamentale. Lo sdoganamento generazionale delle nuove tecnologie, che ha contratto modi di espressione e consentito arzigogolati ma veloci spunti di comunicazione, s’è scordato a casa un pezzo fondamentale: ortografia e sintassi. Basta seguire i messaggi che passano ogni minuto su